MONASTERO BENEDETTINO E CHIOSTRO DI SANTA SOFIA
Chiesa di Santa Sofia
Storia. La chiesa, dichiarata patrimonio Unesco, è situata nel cuore di Benevento, lungo il corso principale. Venne costruita intorno al 760 da Arechi II, duca di Benevento, come cappella personale e santuario nazionale per la redenzione della propria anima e la salvezza del popolo longobardo. Venne dedicata a Santa Sofia (Santa Sapienza), a somiglianza della chiesa Haghia Sophia di Costantinopoli (Istanbul), fatta costruire dall’Imperatore Giustiniano.

Struttura. La facciata è molto semplice con un timpano raccordato ai campi laterali con linee a leggera curvatura. La suddetta configurazione, di carattere barocca, venne assegnata all’edificio negli anni successivi al terremoto del 1688.
L’interno, pur se di dimensioni piuttosto modeste, ha una composizione architettonica di grande interesse. Lo schema a pianta centrale, probabilmente di influenza bizantina, presenta l’inserzione di uno schema stellare, raro esempio di architettura longobarda, nonché di tre conche absidali, che determinano un andamento irregolare del perimetro. La complessità dello spazio interno è esaltata dalla presenza di due ambulacri concentrici.
L’ambulacro interno è ritmato da sei colonne, che definiscono un esagono, collegate da archi sui quali si imposta la cupola, ora più alta di quella originaria perché ricostruita a seguito del terremoto del 1688. Le colonne, provenienti forse dall’antico tempio di Iside, riutilizzano capitelli d’età classica e, come basi, capitelli antichi rovesciati e modificati.

L’ambulacro esterno, di forma decagonale, è scandito da pilastri quadrangolari, realizzati con filari di blocchi in pietra calcarea alternati a filari di mattoni pieni, e sormontati da pulvini altomedievali.
La chiesa doveva essere completamente affrescata, come dimostrano i frammenti tuttora visibili, con particolare evidenza per gli affreschi delle absidi che rappresentano uno dei documenti più importanti della pittura longobarda in Italia meridionale. Oltre che nelle absidi, sono da notare i lacerti presenti su un pilastro (il primo a sinistra entrando in chiesa), alla base del tiburio (è il piede di un individuo) e negli spigoli delle pareti a stella.

ORARIO | PREZZO |
Lunedì a Mercoledì:
| Ingresso: gratuito, |
Giovedì a Domenica:
|
Monastero benedettino con Chiostro di Santa Sofia e Palazzo Casiello
Storia. Il Duca di Benevento, Arechi II, successivamente alla costruzione della chiesa di Santa Sofia, vi annesse anche un cenobio femminile affidandolo alla sorella, la badessa Gariperga. Inizialmente dipendente dall’Abbazia di Montecassino, divenne, poi, monastero maschile, emancipandosi dal controllo cassinese. Gravemente danneggiato dal terremoto del 986, venne ricostruito nel XII secolo e divenne uno dei monasteri più importanti d’Italia. A partire dal 1595, i benedettini abbandonarono il monastero che subì, poi, gravi danni con il terremoto del giugno 1688 e del marzo 1702. Infatti, crollarono le aggiunte fatte nel periodo medievale e la cupola primitiva.
Funzione. Oggi, ospita la sede del Museo del Sannio che offre un panorama completo della civiltà del Sannio, con testimonianze sannitiche, ma anche preistoriche, greche, romane, per passare poi a quelle medievali, moderne e contemporanee.
Struttura del chiostro di Santa Sofia, parte del Monastero.
Il chiostro, posto all’inizio del percorso museale, è un raro esempio di arte medievale, a pianta quadrata, con una trifora e quindici quadrifore, con 47 colonne in granito, calcare o alabastro, di cui risulta di particolare interesse la colonna ofitica (colonna annodata), elemento architettonico dell’arte romanica. Le colonne sono sormontate da un capitello ed un pulvino ed i pulvini raffigurano particolari simbologie, tra cui la contrapposizione del bene e del male, il susseguirsi delle stagioni e le varie epoche storiche.

L’antico Palazzo Casiello era un tempo dimora dell’abate di Santa Sofia ed, a partire dal 2011, è stato acquistato dalla Provincia, per diventare il naturale ed ideale contenitore per l’esposizione di opere del XX secolo (settore contemporaneo)
All’interno del Palazzo in posizione sopraelevata e affacciantesi sulla Piazza Santa Sofia, si trova il giardino pensile del Mago, che contiene le opere bronzee di Riccardo Dalisi, artista, designer ed architetto di fama internazionale.

ORARIO | PREZZO Museo del Sannio + Chiostro di Santa Sofia | PREZZO Chiostro di Santa Sofia |
Martedì – Domenica:
| Intero: €4 | Intero: €2 |
Lunedì: chiuso. | Ridotto: €2 | Ridotto: €1 |
ⓘ La riduzioni e le gratuità sono valide per le stesse categorie dell’intero polo museale.
Museo di Sant’Ilario a Porta Aurea
Posizione. Il museo di Sant’Ilario a Port’Aurea, situato vicino all’Arco di Traiano, è ubicato in quella che fu la Chiesa di Sant’Ilario a Port’Aurea che si trovava lungo un tratto della via Traiana.
Origine del nome: il nome della chiesa deriva dalla vicinanza all’Arco Traiano che nel Medioevo venne inserito nella cinta muraria e da allora venne chiamato Port’Aurea.

Storia. L’ex chiesa, è presumibilmente di origine longobarda (VI-VII secolo), costruita su rovine precedenti e ad essa venne, poi, annesso un monastero. Alla fine del XVII secolo fu sconsacrata e trasformata in casa colonica, subendo riparazioni e modifiche nel tempo che la resero irriconoscibile. Solo nel 1920 in quella casa venne individuata la chiesa di Sant’Ilario. I primi interventi di riqualificazione furono eseguiti nel 1952 e sono proseguiti fino al 1981, con il consolidamento della struttura ed il ripristino dell’ingresso originario nonché del tetto del tiburio più basso. Acquistata dalla Provincia, è stata ulteriormente restaurata ed i lavori si sono conclusi nel 2003.
Funzione. Il Museo, inaugurato nel 2004, consta della visita dellìambiente rettangolare della Chiesa con visione di un video multimediale che racconta le imprese militari dell’imperatore Traiano attraverso la proiezione e narrazione delle immagini delle sculture in altorilievo allocate sull’Arco che porta il suo nome
Struttura della chiesa. La chiesa ha una semplice pianta rettangolare a cui si aggiunge un abside semicircolare su uno dei lati corti. Sull’edificio si elevano due torrette di diversa altezza, con tetto in tegole, sotto le quali si trovano due cupole visibili dall’interno. Vi sono due entrate, una sulla parete corta che guarda verso l’Arco di Traiano e l’altra aperta nell’abside. L’interno, attualmente spoglio, non presenta il solaio intermedio per consentire la visione delle strutture sottostanti la costruzione e tramite una passerella metallica si percorre la navata della chiesa, passando da una porta all’altra.
ORARIO | PREZZO |
Tutti i giorni:
| Intero: €2 |
Ridotto: €1 |
ⓘ La riduzioni e le gratuità sono valide per le stesse categorie dell’intero polo museale.
Cinta muraria
La città è caratterizzata dal castrum, con una cinta muraria di forma quadrangolare i cui vertici erano segnati da otto porte: 1. Porta Somma; 2. Port’Aurea; 3. Porta Rettore; 4. Porta Gloriosa o Porta del Calore; 5. Porta San Lorenzo; 6. Port’Arsa o Portella delle calcare; 7. Porta Rufina; 8. Porta Foliarola.
Oggi sono sopravvissute solo:
lPorta Aurea, che sfrutta il fornice dell’Arco di Traiano;
Porta Arsa, l’ingresso al rione Triggio, è detta anche Porta delle calcare» per la vicinanza alle antiche fornaci di calce.

Porta Somma, così chiamata perché era posta nel punto più alto della città. E’ stata inglobata nella Rocca dei Rettori.

La cinta muraria di Benevento, ancora in discreto stato di conservazione, costituisce un raro esempio di cinta urbana altomedievale. Ne rimangono oggi alcuni tratti consistenti:
Torre del Santo Panaro è posizionata sul lato settentrionale che costeggia viale dei Rettori ed è di forma circolare.
E’ così chiamata per l’inserimento alla base di un bassorilievo raffigurante un agronomo addetto alla misurazione delle granaglie.
Torre della Catena: avamposto difensivo che costeggia via Torre della Catena e delimita a sud il quartiere medievale del Triggio, proteggendolo da eventuali assalti provenienti dal ponte Leproso.
La presenza in basso di cinque bugne emisferiche che, poste su una linea orizzontale che separa le strutture superiori dalla base della torre, formano una catena che dà il nome al fortilizio;
Lascia un commento