PONTI

PONTE LEPROSO

PONTE VANVITELLI

PONTE PAGLIUCA




Ponte Leproso

: PONTI

Storia. Il ponte romano fu edificato a cavallo del fiume Sabato, probabilmente nel III secolo a.c., dal politico e letterato romano Appio Claudio Cieco, facente parte dell’antica e nobile gens Claudia. Il ponte sostituì quello precedentemente realizzato dai Sanniti, di cui venne probabilmente riutilizzato il materiale e venne posizionato in prosecuzione della via Appia, strada di collegamento con il porto di Brindisi e, quindi, con l’Oriente. L’antico nome era Ponte Marmoreo (Lapideo nei documenti), in quanto rivestito in travertino e detto nome è attestato per la prima volta nel 1071.

Origine del nome. Il nome “Leproso” fu dato in epoca medievale, probabilmente per l’esistenza nella zona di un lazzaretto (ospedale dei lebbrosi), ma non esiste documento che citi questo lebbrosario. Durante il XIX secolo il nome del ponte venne ancora cambiato in ponte di San Cosimo, dal nome di una chiesa che sorge nelle vicinanze, per il vezzo di tramutare gli antichi nomi in nomi di santi. L’ardita ed imponente opera, era originariamente a cinque arcate in opus quadratum (opera quadrata), di cui rimane solo uno dei piloni. Infatti, il ponte fu distrutto dai Goti di Totila nel VI secolo, durante il saccheggio di Benevento e successivamente ricostruito. Nei secoli fu altre volte rimaneggiato e dopo il terremoto del 1702, la ricostruzione dell’ingegnere Giovan Battista Nauclerio ridusse le arcate da cinque a quattro.

Leggenda. La leggenda racconta che sul ponte di notte ci sia una vecchietta che chiede, quale pedaggio per il passaggio, l’offerta di un oggetto qualsiasi. Nel caso di mancato pagamento, la vecchietta inizia a picchiare gli sfortunati passanti.

Recentemente il ponte è stato chiuso al traffico veicolare e, quindi, si percorre liberamente a piedi.

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Ponte Vanvitelli

Posizione. Il ponte che attraversa il fiume Calore collega la parte bassa della città, rione Ferrovia, con il centro storico.

Origine del nome e storia. L’originario ponte aveva sei luci ed essendo stato ricostruito dal famoso architetto Luigi Vanvitelli, nel 1767, venne chiamato anche Ponte Vanvitelli. Fu, poi, quasi completamente distrutto dai devastanti bombardamenti americani del 1943 nonché travolto dall’alluvione del 1949. Venne, infine, ricostruito nel 1960, l’anno che ha segnato la rinascita della città, con una struttura caratterizzata da tre poderose arcate.

Il Ponte Vanvitelli si percorre liberamente sia a piedi sia con le auto.

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Ponte Pagliuca

Origine del nome. Il Ponte Pagliuca, inaugurato il 21 marzo 2019, è così chiamato in onore del cantante lirico Silvano Pagliuca al quale è dedicato.

Struttura. Costruito sul fiume Sabato, non presenta elementi d’appoggio nell’alveo del fiume per non modificare le caratteristiche idrauliche dello stesso. Quindi, l’impalcato viario è un unico elemento di scavalco del corso d’acqua sostenuto da funi aeree tese a partire da due antenne collegate a due “gambe” disposte a V rovescio. Le gambe sono state, poi, ancorate a terra nella parte di suolo disposto a filo con gli argini del corso d’acqua.

Il ponte è stato realizzato in acciaio Cor-Ten per la struttura; in acciaio per le funi e le passerelle; decking per la pavimentazione della passerella, costituito da tavoloni montati quasi accostati l’uno all’altro per far filtrare un po’ di luce sotto l’impalcato ed allontanare rapidamente l’acqua meteorica; resina colorata omologata per la pavimentazione della pista ciclabile. Il percorso ciclopedonale attraversa gran parte della città, in un circuito che collega la parte residenziale alta e il centro storico con la periferia.

Il Ponte Pagliuca si percorre liberamente sia a piedi, sia in bici sia in auto.

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